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REVIEWS - GREYERG (2018):
- Metallized.it - Heavymetalmaniac.it - MetalItalia.it - Italia di Metallo
- Music.it - Metalhead.it    
       
REVIEWS - REBORN (2013):
- Eraskor Blog - Metal Zone Italia - Metal.it - Rock & Metal in My Blood
- Femforgacs.hu - Destructive Music - True Metal - MetalItalia.com
- RockGarage.it - Italia di Metallo - AllAroundMetal.com - Metal Revolution
- HardSound.it - Metallized.it - MetalWave  
       
INTERVIEWS:
- Eraskor Blog - HeavyMealManiac.it - Metallized.it - Metal in Italy
       
 

ITA METALHEAD.IT: (link) (top)

Quando si ha la fortuna di ascoltare un certo tipo di musica per un tempo considerevolmente lungo, nel mio caso vent’anni, si è inconsapevoli testimoni dei cambiamenti lenti ma inesorabili di un genere musicale. Così è stato pure per il metal e per tutte le sue innumerevoli varianti. Gli italiani In Autumn possono essere presi come esempio di come oggi il metal di stampo death svedese sia considerevolmente cambiato rispetto sia ai burrascosi e seminali esordi sia rispetto ai suoni più tecnici e sintetici dei primi anni 2000. A conti fatti i nostri non hanno fatto altro che interpretare i suoni della seconda decade del ventunesimo secolo, hanno mischiato gli In Flames più semplici con i System Of A Down più melodici (vedi “Home”) con una certa rabbia nel cantato non estranea all’hardcore più soft. Il tutto rieditato in chiave metal a tinte power. Le canzoni proposte nel palindromo “Greyerg” sono figlie dei tempi moderni, suoni sintetici ma non troppo, pesanti fino ad un certo punto, eppure orecchiabili ed interessanti allo stesso tempo. Pur trattandosi di un’autoproduzione, i suoni sono puliti e pari a quelli di una produzione di alti livelli. Magari ecco, non c’è tutta questa novità nella musica proposta, bisogna però ammettere che al gruppo va il merito di essere, consapevole o no, il portavoce di tutto quello che il metal ha prodotto negli anni 2010…

(Enrico Burzum Pauletto) Voto: 7/10

 

ITA MUSIC.IT: (link) (top)

Il sonno degli In Autumn è durato cinque anni. Era il 2013 quando usciva “Reborn”. Ed era autunno quando “Greyerg”, il loro secondo lavoro autoprodotto, ha visto la luce, fioca e gelida come quella che emana la loro musica. Erano già musicalmente maturi all’incisione del primo disco, ma le contingenze che hanno fatto incrociare il nucleo storico degli In Autumn con Edoardo Desana Ioverno hanno fatto la loro fortuna. Non che gli altri elementi della band siano meno validi. Tutt’altro. È l’incontro contrastante tra il timbro caldo del vocalist e le linee melodiche piuttosto fredde delle chitarre ad aver creato una nuova alchimia. Mentre le sei corde di Cristian Barocco e Paolo Marasca duettano, emerge come da contrappunto il basso di Diego Polato che dà corpo alla martellante cassa di Marco Liotto.

Le venature che delineano il metal degli In Autumn creano un ambiente sonoro spazioso. Ascoltare “Greyerg” è come tenere il naso all’insù e non avere la vista non coperta da una spessa coltre di rami di abeti, bensì libera per la desolazione di nude latifoglie. Al di là della malinconia degli spleen, infatti, non c’è intenzione repressiva nell’impianto melodico degli In Autumn. I riff sulle sei corde di “White Hand” rimettono le orecchie in pace con il mondo. Le sfumature esoteriche del synth di “Gemini” dà una spinta quasi trascendente all’ascolto. Le distorsioni e i groove alla batteria di “My Day” restituiscono materia al corpo divino. Nel gothic doom degli In Autumn c’è insita una celebrazione dell’umano che gli dà sfumature epiche.

La struttura delle tracce è desunta dal prog metal degli Opeth. Sicuramente colorano quell’impianto con le tinte fosche dei Paradise Lost e dei Katatonia. Ma gli In Autumn non sono né l’uno né l’altro, né nessun altro. L’essenza della loro identità sta nell’equilibrio tra gli armonici, distorsioni e  soprattutto, nelle illusioni ritmiche. Il tempo della melodia sembra rallentare la corsa di basso e batteria per permettere all’ascoltatore di assaporare anche questi ultimi fino all’ultimo tocco. Non è mancanza di coraggio quella che li porta a smussare gli angoli spigolosi del doom con il gothic. E lo dimostra il trasformismo vocale di Edoardo Desana Ioverno, che sporca il suo timbro caldo e pulito fino al growl più spietato. Un’ora in loro compagnia è davvero poco. Alla fine di “Greyerg” ne vuoi un altro. Con l’augurio di non dover aspettare altri cinque anni.

Emanuela Colatosti

 

ITA ITALIA DI METALLO: (link) (top)

Tra il precedente lavoro ‘Reborn’ e questo ‘Greyerg’ sono trascorsi circa cinque anni, periodo in cui i vicentini In Autumn hanno dovuto affrontare l’abbandono da parte del cantante Alessandro e un infortunio capitato al chitarrista solista. Due eventi importanti che hanno costretto i componenti della band a una pausa forzata, mentre ‘Reborn’ si e li faceva conoscere, raccogliendo il suo buon numero di consensi. Io stessa mi occupai di parlarvene e lo feci con entusiasmo e grandi aspettative per il futuro: mi fa molto piacere scrivere del nuovo lavoro del gruppo e soprattutto sono contenta di notare che Cristian è tornato ad imbracciare la chitarra. La formazione è quindi quasi interamente così come l’avevo lasciata, a parte la new entry alla voce costituita da Edoardo.

Mi fu difficile nel 2013 affibbiare delle etichette specifiche al gruppo e mi viene un po’ da sorridere mentre mi rendo conto di non esserne in grado nemmeno ora: agli In Autumn piacciono tante cose, in particolar modo quelle melodie malinconiche di cui i paesi nordici sono dei veri e propri maestri. Tra le influenze sono citati infatti Katatonia, Opeth e Ghost Brigade tra i vari, anche se è innegabile un tocco di progressive e un’ispirazione tutta post-metal (provate ‘Empty Eyes’!). Nello specifico, nella voce di Edoardo – che me ne ricorda molte ma in particolare quella del cantante dei Klone, un gruppo francese - troviamo una foga e un timbro graffiante che danno un’inaspettata botta di energia a delle melodie che sì, sono senza dubbio sui toni del grigio come la copertina del disco, ma non per questo privi di un certo desiderio di spaccare il mondo. Il tocco di novità portato da Edoardo emerge immediatamente nel primo brano ‘White Hand’ e trova il modo di colpire in modo più intenso con ‘Pillars’.

Una linea vocale che si ripete e nonostante tutto non annoia in ‘Your Room’, mentre è in ‘My Day’ e ‘Home’ che si solleva un po’ di doom in più, quello che negli altri brani resta più in disparte e non emerge mai con prepotenza. Sia la voce che gli strumenti si prestano ad accentuare, a turno, tutte le influenze da cui i brani prendono maggiormente ispirazione: è impossibile prevedere su cosa si concentrerà il brano successivo ed è questo il punto di forza di ‘Greyerg’. Non ci sono discontinuità di nessun tipo anche se va detto che a un primo ascolto il disco può risultare – anzi, risulterà sicuramente – di difficile assimilazione, così come il suo predecessore. Probabilmente starete lì a chiedervi di che genere si tratti e appena crederete di aver capito vi ritroverete ad ascoltare la canzone seguente e a stare punto e a capo.

Gli In Autumn fanno quello che vogliono, mischiano qua e là elementi melodeath a linee vocali a volte graffianti, altre melodiche e più sottovoce. Se saprete accettare questi toni cangianti, ‘Greyerg’ vi piacerà senz’altro. Nonostante i cambi di formazione le intenzioni musicali sono rimaste le stesse, il che vuol dire che probabilmente anche parlare del prossimo disco si rivelerà più difficile del previsto: non è un problema, non mi farò trovare impreparata.

Elisa Mucciarelli 

 

ITA METAL IN ITALY: (link) (top)

In Autumn: “La presenza social non è tutto, servono i live per farsi conoscere”

I vicentini In Autumn hanno pubblicato il nuovo album “Greyerg”, abbiamo quindi colto l’occasione per approfondire la conoscenza della band e parlare della nuova release. Nel corso della nostra chiacchierata è emerso anche il discorso relativo alla promozione di una formazione underground, soprattutto in riferimenti all’attività live, fondamentale per farsi conoscere.

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Metal In Italy. Iniziamo subito con le presentazioni, prima di parlare dell’ultimo album “Greyerg”. Chi sono gli In Autumn e quali le tappe fondamentali della vostra carriera?

Ciao Stefano, un grazie a te per questa intervista su Metal in Italy!
Il progetto In Autumn nasce a Vicenza nel 2011, l’intento del progetto è di rivisitare il suond della scena metal svedese. La prima formazione è stata completata nel 2013. Sempre nel settembre 2013 esce per Buil2Kill records il nostro album d’esordio Reborn che riscuote un buon interesse sia dalla critica sia dal pubblico. Poi sfortunatamente nel 2016 un brusco arresto ci ha costretti ad attendere 2 anni per ripartire ed uscire con Greyerg.Attualmente la line-up è formata da: Edoardo (voce), Cristian (chitarre, synth), Paolo (chitarre), Diego (basso), Marco (Batteria).

“Greyerg” è un album che arriva dopo un momento non proprio facile per la band. Avete mai temuto che questa release non vedesse mai la luce? O che magari gli In Autumn potessero cessare l’attività?

In effetti Greyerg arriva dopo un periodo abbastanza complicato per la band. Nel 2016 l’ex cantante ha deciso per motivi personali di lasciare il progetto, nello stesso anno il nostro chitarrista Cristian ha subito un intervento alla spalla con conseguente stop e lento recupero. Ti confessiamo che ci sono stati parecchi momenti in cui il morale generale era a terra, per fortuna sono stati ben gestiti e ora siamo qui!

Perché avete scelto come titolo per l’album “Greyerg”? Cosa rappresenta e soprattutto quali sono le tematiche affrontate nei testi?

Greyerg è un palindromo in cui appare specularmente la parola grey, ossia grigio. Cercavamo una parola che fosse sintesi della società attuale in cui la maggior parte delle persone finge nelle emozioni, nelle relazioni e con se stessi. I colori sono associati alle emozioni, mentre il grigio che non è un colore non appartenendo a quelli dello spettro, suggerisce l’assenza di emozione che per la psicologia è un sintomo di depressione. È il colore della monotonia e della tristezza. Il colore grigio è un colore non emotivo. È distaccato, neutrale, imparziale e indeciso, è il colore del compromesso: non è né nero né bianco, è la transizione tra due non colori. Le tematiche affrontate nei testi sono la continuazione per esteso di quello che volevamo dire con il titolo dell’album.
Abbiamo cercato di descrivere gli vari stati d’animo dell’uomo, scavando nel profondo per far uscire gioie e paure, solitudine e indifferenza.

Dal punto di vista sonoro una delle componenti principali è sicuramente la melodia, resa in forma oscura, malinconica. Come descrivereste il sound attuale degli In Autumn?

Sinceramente non siamo mai riusciti a etichettarci al 100%. Molti ci descrivono come melodic doom/prog altri come post metal. Noi nel frattempo continuiamo a cercare di rendere più personale possibile il nostro sound.

Rispetto agli esordi cosa è cambiato nel sound degli In Autumn?

Pensiamo che un’evoluzione del proprio sound sia una condizione naturale per una band. Con Greyerg abbiamo ricercato un impatto più diretto senza essere scontati. Abbiamo cercato soluzioni che mantenessero le atmosfere che hanno caratterizzato il primo disco, ma che allo stesso tempo avessero un muro sonoro maggiore e più coeso, ovviamente anche il minutaggio è sceso per non far disperdere l’attenzione durante l’ascolto.

Qual è il vostro approccio alla composizione? Seguite un iter preciso o vi affidate anche all’improvvisazione?

Sia per metodo che per tempistiche, lavoriamo spesso singolarmente. Poi, quando abbiamo materiale nuovo per le mani, iniziamo i classici scambi di mail fino ad arrivare alla sala prove, e qui ha inizio “ l’assemblaggio “ dei nuovi pezzi, con tutte le prove e modifiche che ne conseguono, quindi da un certo punto di vista possiamo dire che una parte d’improvvisazione è presente anche se definita.

Tra il lavoro in studio e l’attività live, quale delle due dimensioni preferite?

Un buon lavoro in studio crea sicuramente le basi per una buona esibizione live.
In studio e in sala prove si cerca sempre di perfezionare al massimo i brani, se c’è un errore ci si ferma e si riparte, se c’è da lavorare su una canzone perché “gira male” ci puoi dedicare l’intera serata. In live questo non è possibile, può esserci sempre l’imprevisto, quindi bisogna essere pronti a gestire nel miglior dei modi qualsiasi cosa succeda, però la sensazione di suonare su un palco, piccolo o grande che sia, non ha prezzo!

Rimanendo in tema live, quali sono le difficoltà che una band underground incontra nel trovare serate in giro per l’Italia?

Ci piacerebbe molto in un ritorno importante della scena underground. Ad oggi il problema principale è che la scena è poco supportata, si fa fatica a farsi conoscere. Anche se c’è la presenza dei canali social, alla fine servono i live per creare interesse nei propri confronti. I locali ci sono, ma l’utenza sembra prediligere l’ascolto di tribute band piuttosto che di band con musica propria e così, molte volte, riuscire ad avere uno spazio in un locale non è facile.

Il 2019 è appena iniziato, quali sono i programmi per i prossimi mesi?

La promozione del nostro nuovo album procede bene, siamo tuttora al lavoro per aumentare la visibilità sia a livello social che live. Ora siamo in quella fase di attesa dovuta dalle tempistiche, ma a breve dovrebbero arrivare nuove recensioni, interviste e anche i tanto desiderati live. Stiamo lavorando ad un nuovo video e abbiamo ultimato tutto il merch che a breve metteremo nei nostri canali di vendita.

Grazie mille per la vostra disponibilità a voi le ultime parole per i nostri lettori. A presto!

Vogliamo ringraziare Stefano e Metal in Italy per averci dato questo importante spazio.
Un grazie anche a tutte le persone che leggeranno questa intervista.
Seguiteci e mettete un bel like ai nostri canali social:
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Vi aspettiamo sotto il palco, supportiamo la scena.
A presto!
In Autumn.

 

ITA METALLIZED.IT: (link) (top)

A pochi mesi dal loro ritorno discografico con Greyerg, noi di Metallized abbiamo avuto l’opportunità di ospitare ai nostri microfoni gli In Autumn, quintetto gothic/doom metal vicentino. Ecco il resoconto della piacevole chiacchierata, buona lettura!

Annie: Ciao ragazzi e benvenuti sulle nostre pagine! Come vanno le cose in questa fase di promozione del vostro ultimo studio album? <br />Cristian : Ciao Anna, grazie a te e tutto lo staff di Metallized! La promozione del nostro nuovo album procede bene, siamo tuttora al lavoro per aumentare la visibilità sia a livello social che live. Ora siamo in quella fase di attesa dovuta dalle tempistiche ma a breve dovrebbero arrivare nuove recensioni, interviste, videoclip e anche i tanto desiderati live.

Annie: Greyerg arriva dopo un periodo di stop di cinque anni e in seguito ad un cambiamento in lineup, con la dipartita di Alessandro Barci e l’ingresso di Edoardo Desana dietro al microfono. Pur notando una continuità di base tra le due voci, spicca un’attitudine diversa al cantato: il vostro primo collega era più heavy e old school, se vogliamo, Edoardo invece “suona” più gothic/doom. La mia domanda è: siete partiti con la selezione del nuovo cantante avendo già in mente che la nuova voce avrebbe dovuto essere tendenzialmente diversa dalla prima, oppure si tratta di un orientamento vocale a posteriori, cioè di decisioni stilistiche concordate quando dovevate registrare i pezzi nuovi?
Paolo : Quando abbiamo iniziato a cercare una nuova voce, abbiamo fatto prove con diversi cantanti. Più si andava avanti, più abbiamo capito che la direzione vocale da intraprendere sarebbe stata diversa dalla precedente. Poi, entrato in squadra Edoardo, abbiamo cercato di capire su che parametri vocali lavorare per avere il miglior risultato possibile.

Annie: Sia il titolo dell’album che la copertina dello stesso evocano un gioco di specchi e di opposti: dalla parola Greyerg, che letta al contrario resta invariata (quindi due volte “grigio”), all’artwork, che mostra la foto capovolta di quello che sembrerebbe una specie di tunnel sotterraneo. Quale significato volete veicolare mediante queste due scelte? E perché proprio il colore grigio?
Edoardo: Il “gioco di specchi” rappresenta la dualità e la crisi d’identità dell’essere umano, il vivere su questo piano del reale e un'altra realtà; una scelta metafisica, straniante, risultato di una riflessione su se stessi, sulle proprie paure, insicurezze e incertezze che portano a dividersi in due poli mentali contrapposti. È il bisogno di distaccarsi da ciò che è tangibile per entrare nel non ordinario, rimanendo indissolubilmente legati alla dimensione dalla quale si cerca di fuggire. Il grigio è riferito a moltissime tematiche ideologiche ed esoteriche, ma soprattutto emotive (sempre rimanendo sul tema dell’espressione dell’io), approfondendo il concetto dell’incapacità di capire cosa si prova veramente, attraversando l’apatia, la depressione, la dissociazione e la depersonalizzazione. “In medio stat virtus”. Ma più che di virtù, si tratta di confusione; l’incapacità (prettamente contemporanea) di riconoscere valori morali netti, il bianco e il nero.

Annie: Con Greyerg siete riusciti a pubblicare un disco dal sound maturo, diverso da Reborn per più ragioni. Ad esempio, nel più recente dei due coesistono immediatezza e ricercatezza, mentre nel debutto c’è una maggiore presenza di brani che richiedono un’assimilazione più lunga. Su Greyerg inoltre mancano brani dal minutaggio più esteso, come invece accade in Reborn con pezzi come la titletrack e The Thin Line. Da cosa deriva la scelta di puntare a soluzioni più concise e d’impatto?
Cristian: Ti Ringrazio. Penso che un’evoluzione del sound sia una condizione naturale per una band. Con Greyerg abbiamo ricercato un impatto più diretto senza essere scontati. Abbiamo cercato soluzioni che mantenessero le atmosfere che hanno caratterizzato il primo disco, ma che allo stesso tempo avessero un muro sonoro maggiore e più coeso. Ovviamente anche il minutaggio è sceso per non far disperdere l’attenzione durante l’ascolto.

Annie: Oltre all’impatto del cantato, nel disco non mancano parti strumentali davvero incisive, con assoli frequenti e una sezione ritmica ben strutturata. Ciò che mostrate qui è una sinergia notevole. Come sono nate le canzoni di questo full-length? Vi siete trovati tutti insieme in studio oppure avete lavorato singolarmente e in più momenti?
Paolo: Sia per metodo che per tempistiche, lavoriamo spesso singolarmente. Poi, quando abbiamo materiale nuovo per le mani, iniziamo i classici scambi di mail fino ad arrivare alla sala prove, e qui ha inizio l’assemblaggio dei nuovi pezzi, con tutte le prove e modifiche che ne conseguono. Greyerg è stato sviluppato in questo modo.

Annie: Parlando degli strumenti impiegati per realizzare il disco, anche stavolta come in Reborn il synth appare in secondo piano. Che ruolo attribuite a questo strumento nelle vostre canzoni rispetto, ad esempio, alle chitarre, che invece sono davvero prorompenti?
Cristian: Abbiamo sempre optato per una scelta dei synth non invadente ma bensì di sottofondo, non per questo sono meno importanti. In Greyerg, forse, sono stati utilizzati anche meno che in Reborn, ma abbiamo cercato il criterio giusto per enfatizzare delle atmosfere in alcuni brani.

Annie: Cosa vi ha spinti ad autopubblicare Greyerg anziché appoggiarvi ad un’etichetta, come avete invece fatto col debutto?
Diego : La scelta di autopubblicare Greyerg è stata molto ragionata e discussa prima di essere presa. Non c’è stato nessun problema in particolare, solo la decisione di indirizzare più risorse in altri canali.

Annie: Parlando dei brani del disco, sono rimasta subito colpita da un titolo, ovvero November 12: questa è sia la quarta delle dieci tracce del full-length che la data di pubblicazione dello stesso. Immagino non sia una coincidenza… Cosa rappresenta questo giorno per voi? Di cosa parla il brano?
Diego: Ed invece è una pura coincidenza! Ci è capitata l’opportunità di far coincidere l’uscita del disco con la data della canzone. In November 12 di fondo ci trovi il rimpianto misto impotenza per le azioni commesse, qualcosa che ti corrode dall’interno piano piano e non ti dà sollievo. Il testo parla di una persona comune, un soldato, che durante la seconda guerra mondiale portava alla morte sia adulti che bambini.

Annie: Quali tematiche avete raccontato attraverso i dieci brani dell’album? Di quali canzoni siete maggiormente soddisfatti?
Edoardo: Le tematiche sono svariate, ma sempre accompagnate da un sottobosco unico: la psiche. È un percorso di riflessione sull’ego, sul trascorrere del tempo, sul motivo dell’esistenza, sulla compatibilità dei sentimenti, sul male che giace all’interno della mente e sugli orrori di cui è capace l’essere umano. Personalmente sono molto affezionato a Your Room, che tratta il difficile percorso che una persona che soffre di depressione deve affrontare ogni giorno, arrivando a colpevolizzarsi, a giustificarsi, a crearsi diversi alter ego, a desiderare di non esistere.

Annie: Quali sono i vostri sogni nel cassetto?
Marco: Ci piacerebbe molto un ritorno importante della scena underground. Ad oggi il problema principale è che la scena è poco supportata, si fa fatica a farsi conoscere. Anche se c’è la presenza dei canali social, alla fine servono i live per creare interesse nei propri confronti. I locali ci sono ma l’utenza sembra prediligere l’ascolto di tribute band piuttosto che di band con musica propria.

Annie: L’intervista è giunta al termine, grazie ancora per la chiacchierata! Utilizzate questo ultimo spazio per aggiungere qualsiasi cosa vogliate per i nostri lettori…
Marco: Vogliamo ringraziare Metallized per averci dato questo importante spazio. Un grazie anche a tutte le persone che leggeranno questa intervista. Seguiteci e mettete un bel like ai nostri canali social Facebook e Instagram, oltre che a seguirci sul nostro sito ufficiale. Vi aspettiamo sotto il palco, supportiamo la scena!

 

ITA METAL ITALIA: (link) (top)

Il debutto dei vicentini In Autumn, avvenuto nel 2013, sotto la Buil2Kill Records, aveva lasciato vibrazioni certamente positive, facendoci scoprire una band ispirata con un sound definito e coeso: un gothic doom largamente influenzato dai soliti nomi noti nel genere (My Dying Bride, Paradise Lost, Moonspell…), con però un’indole moderna maggiormente legata a sonorità più allungate e tipicamente post-metal. A cinque anni di distanza, la band ritorna sulle scene con una lineu-p rimaneggiata a causa dell’abbandono sia del vocalist che del chitarrista fondatore del gruppo.
“Greyerg” è un disco piacevole nel suo genere, senza grandi pretese di innovazione, ma ben suonato ed equilibrato. In generale i brani non hanno la tipica indole ciondolante di certo gothic doom, bensì godono di diversi momenti più ariosi, nonostante l’atmosfera di base sia plumbea e malinconica, che hanno il grande pregio di non rendere monotoni i cinquanta minuti di durata del disco. In diverse cose il suono degli In Autumn è accostabile agli ultimi lavori dei Katatonia, se non addirittura agli Amorphis per questa ricerca di melodie accattivanti e refrain memorizzabili. La riuscita generale dobbiamo dire che è più che dignitosa, complici un buon gusto musicale e un’esperienza tangibile di questi ragazzi nel comporre musica praticamente mai noiosa, così come la loro conoscenza del genere e la passione verso questo tipo di sonorità sono tutti fattori che si possono percepire da un ascolto attento. Ci sono tuttavia margini di miglioramento dal punto di vista della scrittura dei brani che, in tutta sincerità, difficilmente riescono ad avere un guizzo o uno slancio sorprendenti. E’ tutto molto ordinato e preciso e crediamo che, ad esempio, fare intraprendere alle linee vocali una strada diversa rispetto a quella già tracciata dal riffing, potrebbe aiutare a rendere i brani un po’ meno prevedibili.
Nella speranza di non dover aspettare altri cinque anni prima di sentire nuovo materiale degli In Autumn, ci sentiamo certamente di consigliarne l’ascolto agli appassionati delle sonorità sopra menzionate.

Recensione a cura di: Emilio Cortese

Voto 7
 

ITA HEAVYMETALMANIAC.IT: (link) (top)

Dopo avere recensito il loro ultimo album "Greyerg" QUI, ed averlo evidenziato come hot album, siamo andati ad intervistare i vicentini In Autumn per scoprire qualcosa di più sulla loro musica decadente ed emozionante. Ecco a voi il resoconto della nostra chiacchierata virtuale con il chitarrista Cristian Barocco! 1) Ciao In Autumn e benvenuti su Heavymetalmaniac! Vogliamo parlare della gestazione del vostro nuovo album "Greyerg"? 
Ciao Sergio, grazie a te e tutto lo staff di Heavymetalmaniac! Greyerg ha visto la luce dopo un periodo non proprio facile per la band, infatti, dall’uscita del primo album “REBORN” sono passati ben cinque anni. Questo ritardo ha un perché: nel 2016 l’ex cantante ha deciso per motivi personali di lasciare la band, nello stesso anno il nostro chitarrista Cristian ha subito un intervento alla spalla con conseguente stop e lento recupero. L’album fortunatamente era già quasi stato composto in toto, quindi all’arrivo del nuovo cantante nel 2017 i lavori sono ripartiti alla massima velocità.

2) Cosa significa la parola "Greyerg"? 
Greyerg è un palindromo in cui appare specularmente la parola grey, ossia grigio. Cercavamo una parola che fosse sintesi della società attuale in cui la maggior parte delle persone finge nelle emozioni, nelle relazioni e con se stessi. I colori sono associati alle emozioni mentre il grigio che non è un colore non appartenendo a quelli dello spettro, suggerisce l'assenza di emozione che per la psicologia è un sintomo di depressione. E’ il colore della monotonia e della tristezza. Il colore grigio è un colore non emotivo. È distaccato, neutrale, imparziale e indeciso, è il colore del compromesso: non è né nero né bianco, è la transizione tra due non colori. Crea tristezza, depressione e una tendenza alla solitudine e all'isolamento, può indurre ansia, tensione, paura e angoscia, tutti stati d’animo che, a nostro avviso, possiamo riscontrare quotidianamente nelle persone.

3) Quali sono le tematiche che affrontate nel vostro nuovo album e chi è che scrive i testi?
Le tematiche affrontate nei testi sono la continuazione per esteso di quello che volevamo dire con il titolo dell’album. Abbiamo cercato di descrivere gli vari stati d’animo dell’uomo, scavando nel profondo per far uscire gioie e paure, solitudine e indifferenza. I testi sono principalmente scritti dal cantante, anche se, per alcuni brani, c’è stato il contributo di altri elementi della band.

4) Quali erano e quali sono attualmente le vostre influenze musicali?  Diciamo che lo zoccolo duro a livello d’influenze rimane invariato; Katatonia, Paradise Lost, Opeth, My Diyng Bride la fanno da padrone. Però, essendo in cinque persone che hanno anche ascolti diversi tra loro, molto probabilmente sonorità alla Mastodon, Tool, Anathema e via dicendo sicuramente si percepiscono all’interno del disco.

5) Dove sono state svolte le registrazioni di "Greyerg"? 
Le registrazioni di Greyerg sono state svolte presso gli Haunted Studio Recording di Castelgomberto, in provincia di Vicenza. I lavori sono stati seguiti da Alberto “Charlie” Di Carlo, fonico e chitarrista della band vicentina Immelmann.

6) Affrontare la dimensione live, e che tipo di scena c'è nella vostra regione, il Veneto? Il voler esibirsi live crediamo sia il desiderio massimo di tutti i musicisti a tutti i livelli, portare su un palco il proprio lavoro da soddisfazione e voglia di continuare a coltivare questa grande passione. Purtroppo però molte volte riuscire ad avere uno spazio in un locale non è facile. Il veneto è una regione con una scena metal notevole, ci sono molte band con tanta voglia di suonare, anche se non sempre è possibile farlo con una certa costanza.

7) Secondo voi la scena italiana sta facendo importanti passi verso una piena accettazione da parte del pubblico, oppure notate che c'è sempre un po' di esterofilia?  Secondo noi la scena Italiana oggi è in stallo. Ci sono tante band, ma l’utenza è strana. Quando ci sono i concerti, i locali sono semideserti, quando non ci sono le serate le persone si lamentano. Si denuncia che non si dia il dovuto spazio all’underground però si va solamente ai concerti dei nomi grossi della scena, quindi di fatto, dando un ulteriore mazzata all’underground. La leggenda che all’estero sia tutto più cool si percepisce ancora. Frasi tipo “ se suonavi in un pub sperduto della Polonia sicuramente questa sera facevi pieno, non come qua”, sono all’ordine del giorno.

8) Quali obiettivi vi siete prefissati di raggiungere, quali avete già raggiunto e quali sono i vostri progetti più immediati? 
Tra gli obiettivi già raggiunti ci sono sicuramente quello di aver consolidato la nuova line-up ed essere usciti con il nuovo disco. Nell’immediato ci stiamo muovendo per portare live la nostra proposta, stiamo lavorando a un video clip e abbiamo ultimato tutto il merch che metteremo nei canali di vendita a breve. Gli obiettivi prefissati da raggiungere sono sicuramente un nuovo disco da qui al 2021 e potenziare il più possibile la visibilità della band a livello mediatico e live.

9) Ci sono stati aneddoti divertenti nella vostra carriera? Insomma come band avete mai affrontato qualche situazione al limite del comico? E quale invece, secondo voi, è stata la peggiore esperienza vissuta? 
Possiamo tranquillamente dire di aver vissuto entrambe le situazioni nello stesso momento. Quando eravamo alla ricerca del nuovo cantante, hanno risposto al nostro annuncio un bel po’ di persone e la cosa ci ha resi orgogliosi perché non ce lo aspettavamo. Il problema è che si sono viste e vissute situazioni tragicomiche. Tra quelli che hanno deciso di fare una prova, uno si è presentato ubriaco, un altro non sapeva minimamente cantare in inglese, un altro non sapeva cantare a priori, e per chiudere in bellezza un ragazzo si è presentato e ci ha detto: “ voi provate pure, io me le canto a casa, quando son pronto ci sentiamo”. Poi per fortuna è arrivato Edoardo.

10) Ok abbiamo finito, a voi le ultime parole. 
Grazie di cuore a Heavymetalmaniac.it e a tutte le persone che leggeranno questa intervista. Vi invitiamo a dare un’occhiata e mettere un bel like alle nostre pagine social:
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Vi aspettiamo sotto il palco, supportiamo la scena!
A presto!

Intervista a cura di: Sergio Vinci "Kosmos Reversum" 
 

ITA HEAVYMETALMANIAC.IT: (link) (top)

Diciamo subito che gli In Autumn sono ottimi musicisti. Con il loro mestiere, possono plasmare la materia Rock a proprio piacimento, quindi non meravigliamoci se all'interno di "Greyerg" convivono felicemente tra loro Alternative Metal e Progressive Rock; il combo nord-italico mette in luce, nelle proprie iperboli sonore, le ansie umane più oscure.
La voce manifesta un'anima complessa, con un alternarsi di cantato ruvido e pulito, le parti strumentali si rivelano intricate nei ritmi ma fluide nel giungere alle orecchie. Ho modo di apprezzare l'incisivita' di questa band che arriva al mio cuore con estrema sincerità. Noto in alcuni punti, richiami a Tool e System Of A Down, queste influenze sono però filtrate attraverso il proprio gusto stilistico.
Un punto di forza di "Greyerg" è la completezza delle idee. Voglio dire che i pezzi del disco si esprimono compiutamente, dando l'impressione di portare a termine il loro messaggio mentre le note s'incontrano in un puzzle di sensazioni che definiscono un unico soggetto musicale.  Cari ascoltatori, troverete qui dentro tanta energia musicale che rimarrà custodita in voi, gli In Autumn hanno talento e immaginazione, la forza muscolare della loro Musica vi spingerà verso lidi d'intrigante alienazione. Il mio non è un omaggio all'ensemble vicentino, bensì un ringraziamento ad un gruppo che mi ha trasmesso voglia di Musica. Così sia! 

Recensione a cura di: Andrea Bottoni

Voto 80/100
 

ITA METALLIZED.IT: (link) (top)

Un cielo plumbeo, nuvole scure all’orizzonte trasportate da un vento pungente e leggero che riempie i silenzi, smuove le chiome e gli animi ormai sfioriti. Tutt’intorno la stagione è malinconica, assopita, di una cupezza via via crescente che avvolge i sensi preparandoli al buio dell’inverno. La luce scioglie la presa e affida la natura nelle mani di un’aura cinerea, esile, livida.

Autunno.
È in un’atmosfera uggiosa e fosca che le dieci tracce di Greyerg catapultano l’ascoltatore, accompagnandolo attraverso un vicendevole riflettersi di stati d’animo e ambiente esterno. Gli In Autumn tornano con un secondo album a cinque anni da Reborn e dopo aver superato qualche intoppo di non immediata risoluzione, come l’uscita dalla lineup del cantante Alessandro Barci e lo stop forzato del fondatore Cristian Barocco a causa di un problema di salute, fortunatamente ora parte del passato. Anni, quindi, per rimettersi in sesto e ripartire da dove esattamente ci si era fermati con quel debutto che aveva lasciato buona traccia di sé, colpendo positivamente. E quale periodo dell’anno migliore per tornare in scena se non proprio l’autunno?

Greyerg (palindromo in cui appare specularmente “grey”, grigio) è la continuazione diretta di quanto la band vicentina aveva dimostrato abilmente con Reborn, presentando però una marcia in più. Il genere di riferimento è, ancora una volta, volutamente di difficile attribuzione: se d’istinto gli inediti in questione possono essere ricondotti al gothic e al doom, non si possono di certo negare le influenze progressive e post-metal più che ricorrenti. Inoltre, si tratta nuovamente di un lavoro che strizza l’occhio a pubblicazioni di artisti come Opeth, Katatonia, Paradise Lost e Ghost Brigade, senza però risultare clone di quanto già presente sul mercato: l’eco delle influenze c’è, ma si tratta di elementi assimilati dal gruppo e rivisitati in toto, sbarrando così la strada a paragoni eccessivi. I cinquantun minuti su cui si articola il platter mostrano una band cresciuta e progredita, capace di sviluppare ulteriormente le proprie idee sulle basi solide dell’esordio. La voce del nuovo arrivato Edoardo, più sporca e graffiante del suo predecessore al microfono, è fautrice di una prova decisamente in-your-face: i brani sono costruiti per aumentarne e accelerare l’impatto del disco intero, risultando quindi più diretti, incisivi e magnetici. Le canzoni presentano il giusto compromesso tra sperimentazione, slancio e immediatezza, facendo spesso leva su ritornelli e melodie accattivanti dal mordente più calcato. Pur trattandosi di un altro lavoro di assimilazione tutt’altro che istantanea, la differenza stilistica rispetto a Reborn si percepisce eccome: oltre a non contare pezzi che superano i sei minuti, Greyerg predilige una sperimentazione più calibrata e matura, includendo soluzioni ricercate ma mai fini a sé stesse e, anzi, calate sempre all’interno di una struttura circolare. Le liriche, capaci di passare dal mellifluo al tagliente in una manciata di secondi, sono accompagnate da una sezione ritmica mai smodata che, al contrario, saggia cambi di tempo con enorme classe. Ad impreziosire il tutto, oltre ai già citati ritornelli potenti come un pugno sferzato in pieno stomaco, ci pensano assoli vincenti e riff più o meno martellanti. La tracklist mostra davvero pochi momenti di calo, a favore di una prova molto buona di tutto il quintetto sia a livello vocale che strumentale, pur lasciando ancora una volta in secondo piano, esattamente come nel disco precedente, l’utilizzo del synth, udibile in pochi passaggi (Gemini ne è un chiaro esempio). In Autumn si divertono a ergere in ogni brano un abile intreccio di frenesia e calma, di impeto e dolcezza, alternando i sussurri alle grida, e gli arpeggi ai riff serrati. Il leitmotiv oscuro è rintracciabile in testi struggenti di pura matrice gothic spalmati su tutta la durata di Greyerg, nessun brano escluso. Scendendo nel dettaglio delle canzoni incluse nell’album, le più rappresentative appaiono essere la opener White Hand e la successiva My Day, detenendo il podio in ugual misura: è qui che il quintetto mostra a trecentosessanta gradi tutte le sue capacità destreggiandosi abilmente in soluzioni intense, cariche e viscerali. Altri episodi degni di nota sono rappresentati da Home (in cui Edoardo padroneggia molto bene la voce in tutte le sue sfumature), November 12 (dal piglio groove e dall’headbanging dietro l’angolo), dalla già citata e sperimentale Gemini e dalla cadenzata Your Room.

In conclusione, Greyerg degli In Autumn non è altro che un congegno aggrovigliato di melodie malinconiche pronto ad esplodere da un momento all’altro, senza preavviso. Un album maturo e d’impatto che gli amanti del genere non potranno fare altro che apprezzare.

Anna Rosa "Annie" Lupo

VOTO: 80 / 100

 

ITA ERASKOR BLOG: (link) (top)

Prima uscita da parte dei vicentini In Autumn. Nati nel giugno 2011, la loro proposta musicale si rivela alquanto originale e “strana”, insolito affermarlo ma è come trovarsi di fronte ad un gothic dark con una certa sfacciataggine classic metal. Se per darvi un idea vogliamo accostare a loro qualche nome famoso, direi lontanamente in primo luogo Katatonia, Opeth, Paradise Lost e Forgotten Tomb di “Megalomania”, ma ripeto, possiamo fare solo qualche riferimento, nulla più.
Un lavoro che cela dentro una strana teatralità ma che necessita di qualche ascolto per poter essere assimilato appieno scoprendo man mano le sue piccole peculiarità nascoste di canzone in canzone. Il tutto riesce a scatenare interesse e curiosità lasciando soddisfazione e rispetto per questa intrigante partenza.

VOTO: 75 / 100
 

ITA METAL ZONE ITALIA: (link) (top)

Gli “In Autumn” nascono in quel di Vicenza nel giugno del 2011 e dal loro profilo facebook si legge che il loro genere è doom-post metal.

Tralasciando che il “post” posto (scusate il gioco di parole) prima del genere non l’ho mai capito, ma la descrizione che danno di loro è molto limitativa, sempre nel loro profilo il gruppo afferma che hanno cercato di catturare l’essenza di gruppi come Katatonia e Opeth, devo dire che l’operazione è pienamente riuscita con un ottimo risultato.

Il gruppo si avvicina molto agli Opeth, arricchendo il loro dark-gothic metal con inserimenti progressive metal e epic/power metal come è ben riscontrabile nel primo brano del lavoro “Mind and Beast”.

Questo “Reborn” è il primo lavoro per il quintetto vicentino, lavoro che si presenta leggermente “ostico” ad un primo ascolto ma che lascia trasparire tutta la sua bellezza quando viene assimilato, presentandoci una band con le carte in regola per un buon proseguimento della sua carriera musicale.

Nove brani che come abbiamo detto si muovono su territori che vanno dal classic metal al dark metal, presentandoci un gruppo dotato di un ottima vena compositiva.

Tra i brani migliori segnalo l’opener “Mind and Beast” la strumentale “Elevation” e la cover di “Uno sguardo verso il cielo” brano storico del gruppo “Le Orme”, dove la prova in italiano di Alessandro Barci è superlativa.

In conclusione siamo di fronte ad un ottimo gruppo che fin dal loro primo lavoro tira giù tutti gli assi a loro disposizione offrendoci un ottimo prodotto sotto tutti i punti d vista.

Consigliato.

VOTO: 80 / 100
 

ITA ERASKOR BLOG: (link) (top)

Provenienti da Vicenza, gli In Autumn sfoderano “Reborn”, un album molto interessante ed originale con influenze stratificate tra gothic dark a sferzate classic metal.

Risponde: Cristian Barocco, chitarrista

1. Benvenuti In Autumn! La band prende vita nel giugno 2011, allora perchè chiamarvi “In Autunno”?
Ciao Ermanno piacere di conoscerti. La decisione di chiamarci In Autumn arriva dalla ricerca di un elemento, che esprimesse attraverso la nostra musica, stati d’animo come malinconia, solitudine e ricerca di aiuto. L’autunno e le sue tinte cromatiche creano un’atmosfera che scoraggia la progettazione e riduce la tensione psicologica, inducono a comportamenti più inclini alla riflessione che all’azione, dai tratti malinconici come l’osservazione, il ricordo ed il rimpianto, perciò la scelta è caduta su questo nome.

2. Reborn è il vostro primo lavoro discografico, lo definirei originale e “curioso”. La vostra musica sembra infiltrarsi in territori gothic dark con l’aggiunta di sfuriate classic metal; un connubio mai sperimentato fino a questo momento, concordate?
Ti ringrazio per la descrizione, fa piacere nel 2013 sentirsi definire originali. Per quanto riguarda la curiosità , noi ce l’abbiamo messa tutta per non fare un album scontato, speriamo che la risposta del pubblico e della critica sia positiva.

3. Parliamo di un concept oppure storie diverse tra loro?

Stiamo parlando si storie diverse tra loro, ma con un comune denominatore che è sempre il narrare i vari stati d’animo, sotto un certo aspetto potrebbe anche sembrare un concept in effetti.

4. Come prende forma una vostra canzone, preferite concentravi prima sulla musica o sui testi? Chi è la penna de gruppo?
A livello compositivo le nostre canzoni partono dalla musica, il testo è arrangiato di conseguenza, ciò non esclude modifiche a livello strumentale per dare risalto in qualche passaggio alle liriche. In Reborn le musiche sono state composte da me, causa maggiore, visto che la band ha raggiunto la totalità di line-up ad album concluso.

5. Volendo nelle vostre influenze possiamo accostare qualcosa dei Katatonia, Opeth, Forgotten Tomb e Paradise Lost, ma a mio avviso con ascolti più approfonditi questi nomi possono essere sostituiti con altri…volete aiutarci voi in questo?
Quando si parla di ascolti, si apre uno scenario infinito, siamo 5 persone che ascoltano un bel po’ di musica di vari generi, metal e non, e questo secondo noi è un valore aggiunto al momento della composizione di un brano. Sicuramente si può trovare nel disco richiami ai Black Sabbath, My Diyng Bride, Anathema, ed anche qualche richiamo di stampo prog anni 70.

6. Per il genere di musica prodotto l’artwork direi che è perfetto, si scorge nettamente quel senso di malinconia e solitudine collegato a gran parte delle tracce… chi è l’autore?
Sono orgoglioso di dire che l’artwork è stato composto da Alessandro, il nostro cantante, grafico molto valido. Già dalla prima bozza che ci ha mandato, si era capito che aveva colto in pieno il messaggio visivo che dovevamo dare, ed il risultato finale è stupefacente.

7. Come è nata la decisione di coverizzare “Uno Sguardo verso Il Cielo” Delle Orme?
La decisione di coverizzare “Uno sguardo verso il cielo “ delle Orme e nata dal fatto che volevamo rendere omaggio, a modo nostro, a una band italiana che è un capostipite della scena progressive anni 70, ed inoltre il testo si avvicina molto alle tematiche trattate nel nostro disco.

8. Ora che Reborn è fuori quali saranno i vostri prossimi passi?
In questo periodo ci stiamo muovendo su tutti i fronti per far girare il nome della band a livello italiano ed estero, a tal proposito vorrei ringraziare Nadirmusic / Buil2Kill Records per il supporto che ci stanno dando e per aver creduto in noi. Sicuramente non mancheranno live , a breve un video clip, ma soprattutto stiamo già lavorando alla composizione di nuovi brani per un secondo album, per ulteriori news vi invitiamo a visitare il nostro sito : www.inautumnsound.com e la nostra pagina facebook : www.facebook.com/inautumnsound

9. Tre soli aggettivi per descrivere Reborn, con relative motivazioni…
Originale, da ascoltare, italiano Originale, perché rifacendomi alla tua descrizione, pensiamo di aver fatto un prodotto un po’ fuori dai soliti canoni. Da ascoltare, perché sicuramente ci vuole più di un ascolto per cogliere i particolari del disco. Italiano, perché un po’ di supporto alla scena underground di questo paese non fa mai male, ci sono un sacco di gruppi validi ma il più delle volte ci si concentra sulle produzioni estere, anche se meno interessanti.

10. Grazie e alla prossima occasione!
Grazie, un saluto a te ed a tutti i lettori di Eraskor.

(A cura di Ermanno Martignano)
 

ITA METAL.IT: (link) (top)

Davvero interessante questo debutto degli In Autumn, band vicentina formata appena due anni fa, dal forte appeal internazionale e non lo dico perché il suono sia "alla moda" o imiti un gruppo in particolare, ma perché può, visto le sue diverse influenze, trovare un positivo riscontro non essendo inquadrabile unicamente in un filone musicale.

I riferimenti per capire la proposta contenuta in questo primo Reborn sono molteplici, il suono è un metal oscuro, a tratti malinconico, cantato (ripeto, cantato) a volte in modo incisivo e deciso, in altri momenti sussurrato, in altri ancora declamato con voce bassa e suadente prendendo a modello Michael Akerfeldt e Ville Laihiala. Qui mi riallaccio per citare le loro influenze che, oltre a Opeth e Sentenced, sono da andare a cercare nei vecchi Katatonia, Moonspell e Crematory con in più un pizzico di metal classico, gothic e prog, oltre a svariati riff cannibalizzati agli Amon Amarth. Brani energici che sanno però rallentare e farsi più mesti rimanendo convincenti, si alternano ad episodi più ragionati in cui anche le tastiere emergono, niente di pacchiano, non è una band piaciona. Gli In Autumn non sono tecnici e non cercano la velocità ma preferiscono l'introspezione, le atmosfere e la sperimentazione, pur senza disprezzare riff taglienti e incisivi quando è il momento di scuotere l'ascoltatore.

Qualcosa ancora da mettere a posto c'è, come certi cambi d'atmosfera un po' "secchi" e la produzione da ottimizzare, però hanno dalla loro una notevole originalità e pensano con la propria testa, grande pregio. Fa piacere trovare ogni tanto band che non è facile infilare in un filone preciso. Ribadisco, il disco è molto bello, curato e si ascolta con gran piacere, provate!
 

ITA ROCK & METAL IN MY BLOOD: (link) (top)

L'urgente necessità di approfondire noi stessi nel riparo di luoghi rassicuranti e quieti, alla ricerca della perfetta connessione tra territorio e vibrazioni sonore. Gli elementi circostanti del paesaggio, sono agguantati e presi di mira quasi a implorarne l'aiuto, dalla vegetazione alle luci, tutti messi ordinatamente in fila e costretti a sorbire patemi e preoccupazioni che hanno corroso l'anima sino alla nausea, intaccando un corpo che per giorni e giorni, ha custodito pene estenuanti e l'ha reso fragile e vulnerabile. A conti fatti, c'è un qualcosa che s'innalza su tutto e offre un contributo non indifferente, non ha odore, non ha forma ma non perde un istante a sussurrarci all'orecchio. La sua pazienza di ascoltare è atipica, nessun lamento anzi, culla e cerca di porre pace nel groviglio di pensieri maledettamente rutilanti. Ecco... Si ode il vento, chi asseconda e ritira sentimenti, propone assillanti rimedi e favorisce contromisure. Implacabile e unico, fluttua incessantemente, accompagnando cumuli di messaggi deleteri o di buon auspicio, una sorta di sfilata carnevalesca dalle svariate rappresentanze che danzano e corrono. Eppure la brezza non si fa mancare all'appello e non si esime dall'accarezzare nel suo puntiglioso andirivieni. Spesso però, accade che l'illusoria circostanza di presiedere in talune condizioni paesaggistiche sia pressoché complicato ma, nessun problema, perchè proprio qui davanti a me, c'è il rimedio assoluto. Un cd musicale che incorpora tutte le caratteristiche del vento, s'insinua tra i timpani e scorre lungo i canali per arrestarsi in un vortice di concetti e idee, una tempesta di emozioni che ne contorce la muscolatura, la stringe sino a soffocarla creando ripetuti spasmi allo stomaco, alternandosi a stati d'animo liberatori e in cerca di rivalsa. Sorprendente il potere racchiuso in questo platter che i cinque maghi vicentini In Autumn riescono a ricreare. Tutta merce di casa nostra di altissima qualità che scaglia coltellate profonde con rispettive terapie. Ti abbatte ma tiene l'antidoto per risollevarti più carico di prima. In un connubio di Sentenced e Him, l'incantesimo prende forma a colpi di un efficace Gothic Dark Metal intriso di sapori progressivi anni settanta che sopportano alta una proposta quantomeno personale. Ne conficca radici sottocutanee continuamente sollecitate da vibrazioni e ne proibisce il proliferarsi di fantomatiche distrazioni che distolgono dal suo essenziale messaggio. Nati nel 2011 da membri provenienti dagli ormai defunti death prog metallers As Memory Dies e dalla power metal band Underearth, riescono a strappare un contratto con l'etichetta Buil2Kill Records che gli permette di esordire nel 2013 col cd "Reborn". Il lavoro, costituito da nove tracce, sono concettualmente ben distinte, non si tratta di un vero concept album ma appoggiano su uno stesso comune denominatore. Il convivio dell'uomo nella società sempre più ristretta e problematica, innalza domande oscure e strazianti, una continua lotta alla ricerca dell'esatta identità che il mondo circostante tenta d'influenzare o ancora peggio, modellare secondo certi standard costrittivi. Si allontana così la consapevolezza dei propri mezzi e dei propri sogni, l'incertezza e la confusione sono all'ordine del giorno e lo svilimento di taluni valori ha pressoché viziato il comportamento di ogni. L'artwork è chiaro, i due mondi paesaggistici entrano in conflitto ma mentre gli ammassi di edifici offrono impressioni fredde e artefatte, la sponda naturale dona una chiara visione di rinascita, di rivincita e riappropriazione degli ideali genuini. La sana crescita su questo versante, è l'unico modo per assaporare affondo la difatti esistenza e aver coscienza degli anni che scorrono, dell'amore riposto, lontano da quelle ombre di cemento che annientano l'anima e generano aride entità.
Soffermiamoci ora, sulla componente musicale che propone subito un pezzo da novanta, a parer mio il migliore del lotto che incamera l'indole della band.
"Mind And Beast" inizia con riff ipnotici e distensivi, un'apparenza deformata poiché nel giro di qualche secondo cambiano decisamente registro. L'atteggiamento si fa aggressivo e corposo, le chitarre graffiano spietate e pongono le basi per l'entrata in scena dalla ruvida voce di Alessandro Barci che disegna toste armonie. Scorre che un piacere nell'intreccio di momenti acustici e ragionate accelerazioni, l'attitudine progressive esce allo scoperto ma perdo la testa nell'intermezzo quando un dark cabaret alla Voltaire mi lascia incantato. Sono rapito, questa pugnalata è stata scoccata con precisione e rigore. Ottima. Il testo affronta il disturbo dell'identità. Il protagonista, affetto da questa disfunzione, svolge una vita giornaliera normale e ordinaria ma la notte, senza poter ricordare nulla, veste i panni del serial killer. Una sorta di dottor Jekyll e Mr. Hyde, una scissione psichica eseguita nella perfetta incoscienza con tutte le relative tribolazioni.
Echi Sentenced per "Draw On The Mirror", l'andatura cadenzata e decisa sbroglia una canzone dal retrogusto struggente, mi comprime la tempia e bisbiglia letali melodie lasciandomi velare gli occhi di blandi luccichii. Il riffing serrato agguanta la presa, la struttura diversificata la rende appetibile al primo ascolto ma spetta al solista Cristian Barocco punteggiarne il brano con interventi impeccabili e pregni di feeling, ottenendo il culmine sul finale a colpi di note intense e profonde. Da brividi. Liricamente si esamina la difficile posizione dell'incompreso. Il soggetto analizza la relazione legata con un'altra persona, la difficoltà di non essere accettati per ciò che si è veramente. Tenta di porre in campo tutte le forze per ribaltarne l'esito ma, qualcosa d'inspiegabile annichilisce le intenzioni.
L'inizio folgorante di "Rust" solleva uno spesso muro sonoro, l'aggressività dell'heavy metal irrompe senza badare a conseguenze. Le trame variabili si alternano tra passaggi dalla forza d'urto considerevole a tocchi soffusi di acustica, un legame ben riuscito che il nostro singer interpreta alla grande, il suo apporto si eleva sopra di tutti concedendo una carica risoluta. Ammirevole. Per ciò che concerne la scrittura, essa trasuda rabbia e irritazione per tutti quelli che hanno tendenze automa, comandati e ridicolizzati dai poteri forti che ci privano dell'intelligenza, diventando spettri vaganti.
"Silent Watchers" mi denuda, mi lacera sotto una pioggia interminabile di schegge dark metal, il sangue defluisce inesorabile, il dolore mi abbatte, a testa china ascolto in silenzio, le forze stanno svanendo ma riesco a sentirla mia sino alla fine. La sei corde in apertura, prepara l'attacco per una traccia spedita e trascinante, la velocità sostenuta investe in pieno volto, la batteria di Marco Liotto pesta con grinta, le melodie tengono sulle corde, si mescolano varie sonorità, la montatura poliedrica risalta gli arrangiamenti sontuosi, tutto al suo posto ma attenzione, perchè è con il bridge acustico in stile Him che la testa viene mozzata. Da applausi. Il testo si concentra sulla convinzione dell'uomo di vivere in maniera riservata e unica, quando in realtà, gli "osservatori silenti" ci accomunano in uno stesso calderone con medesimi dispiaceri e tristezze, privati dai segreti. Un "grande fratello" che conosce ogni nostra movenza.
"Elevation" è un estratto strumentale imbevuto di accordi acustici e synth, leggiadri e sognanti, accompagnano un sottofondo di vita giornaliera, passi e porte che si chiudono, riassumono l'arco della giornata. Un quadro semplice ma almeno veritiero.
"Reborn" invece liricamente segna una divisione con le canzoni precedenti. Come il titolo fa intuire, si avverte una rinascita. Il personaggio, dopo aver attraversato sentieri di dolore e incertezza, prende in mano la situazione e per la prima volta solleva la testa in cerca della luce. Musicalmente si avvia calma e sofferta, il cantato ricco di pathos ci avvolge profondamente, sembra tranquilla e intimista ma ecco che come un fulmine, si scaglia senza remora. Sezione ritmica sugli scudi e via impazzita in una corsa dirompente, assalto all'arma bianca, ritmo furente che si da il cambio con stacchi ariosi e sentiti, intrecci senza sbavature. Concepita in forma varia, si può ammirare la formidabile ispirazione e perizia tecnica, song ben elaborata che incorpora una miriade di emozioni malinconiche ed energiche. L'impeccabile esecuzione ne fa un brano impegnativo e di qualità. Non ho altre parole... Bravi.
"Uno Sguardo Verso Il Cielo" beh, è la famosissima traccia dei progsters italiani Le Orme, una perla intramontabile della musica italiana che continua ad ardere costantemente. Appartiene al secondo album del 1971 intitolato "Collage", disco innovativo per l'epoca in cui prende espressione un nuovo stile nel panorama italico. La cover è interpretata alla grande, mi ha emozionato e questo credo che basti. Le chitarre reboanti sono quelle che suggestionano maggiormente e in fin dei conti, non è semplice rivisitare un pezzo pregiato come questo senza cadere in fallo; faccio i miei complimenti perchè si sente passione e amore, non un emerito rifacimento per riempitivo. Mossa azzardata ma realizzata con successo.
"The Thin Line" ha una tintura darkeggiante che fuoriesce dagli altoparlanti, un fluido scuro che t'insegue e non si placa. Parte decisa e diretta, la metrica cadenzata entra in conflitto con le ripartenze fulminee che si fanno largo durante lo svolgimento senza perdere di vista la melodia intimista e cupa. Tra cambi di tempo e ritmiche pulsanti, si riesce ad apprezzare ancora una volta, il notevole esercizio alla chitarra solista. Una track cangiante e travolgente che strizza l'occhio sul finale a un certo progressive seventies, un'escursione tastieristica di Cristian Barocco che rifinisce un bell'episodio creativo. Le liriche inducono a dare uno scossone a chi si ritrova rinchiuso nei tipici sogni e non ha il pretesto per gustarsi i suoi giorni, vittima dell'immaginazione, si esorta a spezzare queste catene e ad abbracciare i rapporti di chi ci circonda.
"Circles In The Water" chiude in bellezza questo disco. L'andatura slowly con voce bassa si muove su carreggiate doomegianti ma c'è sempre l'interferenza delle scariche ferrose adrenaliniche che scuotono gli arti. Il leit motiv è un pugno alla nuca, sferrata con veemenza, lascia impresso l'armonia avvilente ma perdonatemi perchè i miei occhi sgranano nell'interludio quando avverto qualcosa che mi rimanda agli italiani Moonlight Circus (ex Black Jester), prediligendo sonorità cariche e "epiche", un flashback che mi ha letteralmente steso. Le parole ci consegnano il protagonista più consapevole e lucido sul senso della propria esistenza, sulla possibilità di trovare la libertà attraverso la pace e la calma di una distesa d'acqua che riflette l'equilibrio dell'universo.
Non mi resta che alzarmi e stringere virtualmente la mano a questi ragazzi che son riusciti a recarmi brividi, ho sognato. Le ore dedicate a questo platter hanno rispolverato la stanza della passione e voi che leggete, beh, trovate il tempo per fare vostro l'ennesimo colpo nostrano, se amate il gothic/dark, andate sul sicuro con gli In Autumn. Bella sorpresa.

VOTO: 8/10
 

ITA FEMFORGACS: (link) (top)

Egy ideje olyan helyekrol érkeznek jó és rossz produkciók, amire régen álmunkban nem gondoltuk volna, hogy fognak. Ezzel azt szeretném mondani, hogy ma már nem meglepo, hogy ha déli országból kapunk jó blacket, vagy a svédektol stonert. Éppen ezért voltam nagyon kíváncsi, hogy mennyire tud meggyozo doom / post zenét játszani egy alig két éve létezo olasz csapat. Az ötfos vicenzai In Autumn bemutatkozó lemeze ez, a felállás pedig a leheto legklasszikusabb (ének, két gitár, basszus, dob). A doomos felhangokat inkább a dallam és szólammenetek hordozzák néha (vagy nem), a tempó egy kicsit sem. A tagok közül ketto feltunt már korábban az egylemezes As Memory Dies-ban (Cristian Barocco gitáros/szintis és Diego Polato basszer).
Az mondjuk egészen a lemez végéig nem derült ki számomra, hogy a post jelzot mirefel aggatták rá erre a zenekarra, azt meg pláne, hogy hogy jön ide a progresszívság (ezt ok mondják magukról).

De nézzük, hogy mi is hallható a Rebornon:
Az elso dal nyom nélkül ment el mellettem, a gitár az átlag riffeket és dallamokat hozza. Az ének közepes, nem igazán számottevo. Aztán a Draw on the Mirrornál ugyanez. Majd a Rustban megbontják egy kicsit a rendszert, a refrén belassul (nem felezodik, hanem ténylegesen tempót vált), és a bontott gitárakkordok is üdítuek, de az ének el is rontja egy kicsit a hangulatot. Ebben a dalban még többször elojönnek a tempóval való játszadozások, ami kétség kívül emeli a fényét a lemeznek. Alessandro Barci énekesnek sokkal jobban áll, amikor egy kicsit mérgesebben énekel, ugyanis, a lírai hangja meglehetosen csöpögos.
Aztán érdekesen csap át a stílus thrashbe a Silent Watchersnél, persze ne gondoljunk Sodomra vagy Destrucionre. Az ének ismét közepes, átlagos, ahogy a gitárszóló is. Aztán a dal végefelé megint jön a belangyulás, és ez mondjuk eloremozdítaná a dolgot - az X-Faktorban... Sajnálatos... Továbbá a Rebornnal sem születünk újra. Itt már eléggé rendesen idegesített az ének. Bár kisebb meglepedést okozott az elso perc végén meginduló tikatika, de csak addig, míg nem tudatosult bennem, hogy rém bugyuta riffelés hallik. A szerzemény nyolc percnél egy kicsit hosszabb, gyakorlatilag hangok tilitolizása történik a hátra lévo idotartamban, egy-két jobban eltalált váltással.
A The Thin Liz... ööö The Line Line 70-es évekbeli dallamokra épül, leginkább talán Jimmy Page-et idézi a dolog. Talán az egyetlen darabja a lemeznek, ami tetszett.
A záródal búgó éneke betette a kaput, kizártnak tartom, hogy újra meghallgassam ezt a korongot.

Összefoglaljam? Unalmas, megszokásokat felsorakoztató, gyenge énekkel megpakolt hard - heavy - thrash tákolmány ez.

Véleményem szerint 2013-ban jóval többet kéne már nyújtani ennél. Igazából sokszor csak a hangzás miatt éreztem úgy, hogy nem egy elcseszett poplemezt hallgatok, amit egy 80-as évek végi hard rock veteránok kiadványával fektettek össze... Szintén a Buil2Kill gondozza Martyr Lucifer egyik lemezét, valamint a nálam 10 pontos progresszív metalt játszó orosz Psylocibe Larvae anyagot is. Azokhoz képest nem értem mit hallottak ebben a zenében a kiadós srácok. És a választ is megkaptam arra vonatkozólag, hogy hogy tud egy déli banda doom / post zenét játszani. Nos... Ez esetben sehogy...
Ez a lemez egy kamu... Vagy a tehetség hiányának az eredménye...
Mindent a maga helyén kell pontozni. Thrashnek, heavynek hard rocknak ez mondjuk 6,5 pont lenne, de a banda önmagát "doom/dark/progressive metal"-nak kategorizálja a Facebookon. Ez esetben pedig 5 alát ér.

[5/10]
 

ITA DESTRUCTIVE MUSIC: (link) (top)

“Reborn” is the debut album from Italian doom/post metal band In Autumn.

With subtle emotive artwork the album has gotten off to a good start and the opening moments of “Mind and Beast” hint at a band who use powerful riffs but also deep and varied amounts of melody in order to create an album that touches upon both raw energy and subtle grace.

“Reborn” is certainly not an album to be bogged down in the mundane or one dimensional and things jump from place to place with great ease. One moment you are being treated to some old school heavy metal, the next you could be listening to the bizarre sing song styling of a “Nightmare Before Christmas” like pantomime.

At other times “Reborn” is quite simply a pleasing and flowing melodic record tat is extremely easy on the ears. A progressive, smooth, mellow and accomplished album by a band who obviously take great care and pride in their work, whether it be the music or the accompanying art.

[8/10]
 

ITA TRUE METAL: (link) (top)

Il rigoglioso sottobosco metal tricolore, dall'Hard/AOR fino Death/Metalcore passando per tutte le sue sfumature di nero, non smette mai di stupire e quando ci si imbatte in una band come gli In Autumn tale convinzione non può venire che rafforzata.

La band vicentina, composta da Alessandro Barci alla voce, Cristian Barocco e Paolo Marasca alle chitarre, Diego Polato al basso e Marco Liotto alla batteria, propone un ibrido di gothic, doom e death metal melodico fortemente debitore dell'heavy più classico quanto permeato di evidenti influenze progressive in grado di condurre i pezzi su coordinate tutt'altro che scontate. Atmosfere oscure, riffing serrato di discendenza heavy (alternato a enfatici rallentamenti) e un vocalismo dimesso eppur espressivo rappresentano, quindi, i tratti maggiormente distintivi di un sound personale e decisamente godibile nel quale i vicentini mescolano con gusto e proprietà una gran varietà di ingredienti pur senza nasconderne le origini.

Dall'heavy/doom dell'opener “Mind And Beast” con il gran finale a ritmo di valzer, fino al gothic/heavy della conclusiva “Circles In The Water”, gli artisti che con ogni probabilità balzeranno alla mente durante l'ascolto rispondono agli illustri nomi di Opeth, My Dying Bride, Katatonia e Sentenced. Non vi è tuttavia modo di sbagliarsi in merito all'ispirazione e alla genuinità della proposta degli In Autumn, come d'altronde testimoniano le ottime “Draw On The Mirror” e “Silent Watchers” (più orientate al prog/melodic death) o la riuscitissima title track, annunciata in maniera azzeccata da un intermezzo ambient/strumentale: tutti quanti nobili esempi di musica di livello strumentale e compositivo decisamente elevato.

A ulteriore riprova della molteplicità delle radici sonore degli In Autumn vale la pena citare a parte la cover della mitica “Uno Sguardo Verso Il Cielo”, brano cardine della produzione de Le Orme certamente simbolico in relazione all'influenza della scena prog rock italiana degli anni '70 sulla musica dei venite e qui rivitalizzato da una veste più moderna oltre che da un'emozionante performance vocale.

Poco altro da aggiungere, se non forse un piccolo appunto proprio in merito alla particolare ugola del Barci, espressiva (come detto) per quanto occorra “farci un po' l'orecchio; per il resto l'ennesima piccola gemma da parte di un underground che pare non voler smettere di riservare gradite sorprese.

Stefano Burini

VOTO: 75 / 100
 

ITA METALITALIA.COM: (link) (top)

Proprio un debutto interessante quello dei vicentini In Autumn, che saltano la fase dei demo ed EP per dare subito alle stampe questo full length tramite la nostrana Buil2Kill. Se la band è di giovane formazione (è nata nel 2011), i membri che la compongono non sono però di primissimo pelo essendo quasi tutti ex componenti di altre formazioni quali As Memory Dies e Underearth. La fascinosa musica dei Nostri è influenzata da numerose band e il risultato che ne esce è un drammatico connubio davvero ben amalgamato tra melodia, teatralità, interiorità e aggressività. Le atmosfere che caratterizzano principalmente “Reborn” sono di matrice gothic doom, con forti influenze alla My Dying Bride, ma si sentono anche echi di Paradise Lost e Moonspell. Un aspetto positivo degli In Autumn è quello di di essere capaci di sprazzi più aggressivi che ci portano alla mente gruppi quali Opeth e Katatonia. L’amalgama che tiene unito il tutto, poi, è una lieve ma comunque percettibile e ben dosata indole post, un po’ alla Ghost Brigate, Isis. I brani sono tutti ben congegnati e strutturati in maniera intelligente e matura, non facendo trasparire praticamente nessun momento di noia, i frangenti melodici potrebbero avere un briciolo di appeal in più ma nel complesso sono assolutamente ben riusciti e, nel complesso, l’album scorre via piacevolmente senza cali di tensione, anche nei suoi episodi più impegnativi (in termini di durata). Una particolare nota di merito ci sentiamo di spenderla per la cover di “Uno Sguardo Verso Il Cielo” de Le Orme, seminale gruppo prog italiano; un esperimento davvero ben riuscito questo, una reinterpretazione che non snatura l’essenza del pezzo ma che al contempo mette in mostra la capacità dei ragazzi di darne una chiave di lettura molto personale, facendolo quasi sembrare una loro canzone. Ascolto consigliato dunque per tutti gli amanti delle sonorità sopra descritte: teniamo i fari puntati su questi In Autumn, con qualche accorgimento in termini di personalità potrebbero diventare una realtà molto molto apprezzabile.

VOTO: 7.0
 

ITA ROCKGARAGE.IT: (link) (top)

È divenuta pratica ormai ampiamente diffusa il lamentarsi delle nuove generazioni, sottolineando come esse siano totalmente prive di iniziativa o originalità, capaci solo di seguire, come un immenso gregge di ovini, insulsi trend confezionati ad arte da crudeli multinazionali senza scrupoli. Visto in questa maniera il nostro prossimo futuro appare più cupo dei peggiori incubi, ma quando tutto appare totalmente ed irrimediabilmente perduto accade sempre qualcosa in grado di sollevare l’umore dal pessimismo cosmico imperante. Dal nostro punto di vista ovvero da quello prettamente musicale, un tenue raggio di sole ha illuminato le nostre grige scrivanie traboccanti di supporti audio in avanzato stato di decomposizione, nel momento in cui abbiamo affrontato l’ascolto del primo progetto musicale della band vicentina In Autumn. Questo gruppo formatosi appena due anni or sono ha deciso, con estremo coraggio, di presentarsi al grande pubblico con l’album intitolato Reborn. Ad un primissimo ascolto colpisce senza dubbio l’estrema freschezza e la genuina complessità dell’insieme; questo affiatato quintetto propone un doom metal impreziosito da sonorità che si muovono agili tra il prog ed il death mostrando una disinvoltura ed una padronanza inusuali per una band così giovane. L’esperienza sonora ci porta su di un sentiero oscuro ma elegante quasi come se si camminasse su del velluto nero. Ogni traccia presenta cambi di ritmo e tempo in grado di spiazzare l’ascoltatore privandolo di qualsivoglia punto di riferimento sonoro, tante sono le complesse galassie musicali che si amalgamano perfettamente tra loro scacciando la banalità e la noia ad anni luce di distanza.

Dal punto di vista strettamente tecnico tutti i membri appaiono ben affiatati e dotati di tecniche di esecuzione davvero eccellenti sopratutto per quanto riguarda le due chitarre: caustiche e martellanti quando si necessita forza bruta o aggraziate ed armoniche durante gli svariati cambi di melodia. Ottima anche la produzione e l’ingegneria del suono affidata al blasonato David Castillo presso i Ghost Ward Studios di Arsta in Svezia. Se volessimo fare i pignoli si potrebbero riscontrare alcuni passaggi vocali che paiono a tratti non del tutto convincenti, con una timbrica che a volte perde di propulsione e ruvidezza, ma si tratta di peccati marginali che non inficiano il livello globale del cantato che risulta quasi sempre più che buono. In sostanza ci troviamo al cospetto di un eccellente debut album che presenta elementi estremamente variegati ed armonicamente complessi, le liriche cercano di sondare le zone d’ombra presenti in ogni essere umano con uno stile che si accosta molto a band di successo quali Opeth, Katatonia, Paradise Lost e Bloodbath senza mai trascendere nel caricaturale o nell’emulazione fine a se stessa.

Da segnalare l’ottima Silent Watchers maestosa e decadente o la magnifica cover de Le Orme Uno Sguardo Verso Il Cielo rigorosamente cantata in italiano, cupa e ritmicamente vicina agli immortali Black Sabbath. Non tutto è perduto quindi, anche le nuove generazioni che credevamo definitivamente lobotomizzate dall’oscuro mainstream hanno qualcosa da dire quindi, un’ottima partenza che ci fa sperare non solo ad un caso isolato, ma alla nascita di una nuova età dell’oro per il metal nostrano. “In Autunno” la fresca vitalità estiva ci abbandona ma in alcuni casi il vento ci porta antiche melodie cariche di significato.

Matteo Iosio

VOTO: 7.0
 

ITA ITALIA DI METALLO: (link) (top)

Ok, a questo punto potrò sembrarvi ripetitiva se scrivo, di nuovo, di avere fra le mani il debut album di una band difficile da inquadrare musicalmente, ma credetemi quando vi dico che è la verità: ‘Reborn’ dei vicentini In Autumn, formatisi nel 2011, si muove liberamente tra il doom e il melodic death metal, anche se la band cita tra le sue influenze anche il post metal. La copertina, dal sapore profondamente malinconico e introspettivo, parla assai chiaro. I mentori della band sono colossi del calibro di Katatonia, Ghost Brigade, Opeth, My Dying Bride e via discorrendo. Ascoltando il disco mi sono venuti in mente, a tratti, anche Insomnium e primi Anathema, ma visto che dilungarsi su un discorso del genere è superfluo direi di focalizzarci su ciò che la musica di Alessandro Barci (voce), Cristian Barocco (chitarra e synth), Diego Polato (basso), Paolo Marasca (chitarra) e Marco “Cuzzo” Liotto (batteria) ha da dirci.

Si parte subito con ‘Mind and Beast’, che ha una di quelle intro in grado di farti presagire l’arrivo di una botta forte: e infatti, pochi secondi e ci si immerge in un’atmosfera melodeath, eccezion fatta per la voce, la quale si mantiene su sonorità pulite ma non per questo delicate. C’è anche un bello stacco dal sapore doom in cui la voce si ammorbidisce, fino a ridursi a un sussurro in alcuni punti. In seguito il pezzo riprende il suo corso, ma non per molto: arriva, inaspettato, un altro stacco in ¾ che mi fa venire in mente atmosfere circensi a tinte cupe e oscure (mi risulta inevitabile pensare a 'Psycho Circus' dei Kiss, sotto questo punto di vista). Sarà perché è il brano d’apertura, ma devo dire che è quello che mi è rimasto più impresso. Segue ‘Draw On The Mirror’, in cui l’intenzione dominante (sebbene non in maniera esagerata) è quella doom. Ci sono alcuni punti durante i quali il brano riesce davvero a “parlarmi”, il che è assolutamente positivo; nonostante ciò trovo che il suono della chitarra solista stavolta ne penalizzi un po’ l’andamento complessivo. Molto bello, anche qui, il bridge. Approvato a pieni voti il giro di accordi iniziale di ‘Rust’, energico e deciso come piace a me. Ulteriori punti, miei cari ragazzi, ve li fanno guadagnare i gravi di Alessandro, visto che ho un amore sviscerato per le voci basse e piene. Vi confesso di essermi quasi sciolta, a un certo punto. La cosa particolare del pezzo è che si snoda e si destreggia tra atmosfere tipicamente atmospheric doom e suoni più duri e decisi, mescolando il tutto in maniera assai omogenea. Penso che sia il pezzo che preferisco.

Ho una domanda da farvi a proposito di ‘Silent Watchers’: siete per caso fan di Game of Thrones? No beh, chiedo un po’ per via del titolo e un po’ perché ho sentito chiaramente un “Winter is coming”. In ogni caso, posso a questo punto affermare che la classica struttura “strofa-ritornello-strofa” non vi è assai congeniale, anzi, è chiaro che preferiate articolare i pezzi in maniera più intricata: in questo siete davvero simili agli Opeth, ergo, musica alla quale bisogna prestare attenzione per non rischiare di perdere il filo. Un minuto, anzi, due minuti e cinquanta secondi di relax mentale arrivano con la strumentale ‘Elevation’, bel pezzo acustico arricchito dalla presenza di una malinconica tastiera. Davvero emozionante, bravi… avrei voluto che durasse di più, oggi mi sento particolarmente depressa e con un mood adatto a brani del genere.

Siamo giunti alla title track, ‘Reborn’. La vena totalmente doom dell’intro lascia spazio, nella strofa, a suoni più melodeath, per poi riemergere nel ritornello. Anche qui bisogna prestare attenzione, non è un ascolto adatto alle faccende di casa o allo studio, non se si tratta della prima volta che si ha a che fare col brano! Molto bello il bridge, ma in alcuni punti mi è sembrato di sentire qualche sbavatura. A seguire, piccola sorpresa: primo e unico pezzo in italiano, ‘Uno sguardo verso il cielo’, tra l’altro cover dell'omonimo brano della prog band Le Orme. L’avete eseguita a modo vostro e l’avete molto personalizzata, catapultandola in un genere totalmente diverso: avete la mia approvazione.

A seguire ‘The Thin Line’, di cui apprezzo molto l’atmosfera iniziale che mi ricorda vagamente il black ambient; il pezzo però prosegue e si evolve in maniera diversa, pur restando in territori cupi e oscuri. Molto bello lo stacco, la giusta dose di potenza al momento giusto. Che la “thin line” sia anche, in un certo senso, quella che separa le varie influenze musicali degli In Autumn? Mi piace pensare che sia così, anche per via dell’inaspettata outro. L’ultimo pezzo è ‘Circles In The Water’, un sound iniziale degno dei migliori Opeth seguito da una voce che, di nuovo, si mantiene su tonalità splendidamente gravi. Vocalmente parlando penso che sia uno dei pezzi più completi del disco, soprattutto per la presenza dei cori che qui mi sembra particolarmente di rilievo.

Giudizio finale: trovo che sia un album maturo e dotato di un tipo di sound molto personale nonostante la chiara influenza di moltissime band-guida. Come ho già detto ‘Reborn’ richiede attenzione, è un disco che non basta semplicemente ascoltare, bisogna realmente capirlo e assimilarlo per arrivare a cogliere quello che vuole comunicarci. Bene così ragazzi, buona fortuna!

Elisa Mucciarelli

VOTO: 8 / 10
 

ITA ALLAROUNDMETAL.COM: (link) (top)

Quanti sentimenti diversi si possono provare ascoltando un singolo album? Gli In Autumn, con il loro disco intitolato “Reborn”, ci svelano questo arcano mistero, presentando un cd ricolmo fino all'orlo di sensazioni contrastanti, un album dotato di un sound accostabile al genere melodic death/doom metal.
Un momento prima si è pervasi da un fortissimo senso di angoscia, mentre un secondo dopo la pace e la tranquillità diviene parte dell'ascoltatore. Riuscire a giocare con le emozioni con così tanta maestria è la perfetta rappresentazione di un album consapevole.
La volontà di trascinare in un vortice di suoni densi di significato e la capacità di raccontare qualcosa non solo attraverso le parole, ma attraverso la musica stessa, è simbolo di professionalità e attenzione nei confronti di chi si accinge ad ascoltare l'album.
Splendido l'omaggio che gli In Autumn dedicano alle Orme, attraverso la cover di “Uno sguardo verso il cielo”; tradotta in una chiave più ''arrabbiata'', ma con lo stessa delicata sensibilità.
“Reborn” scivola una traccia dietro l'altra, senza risultare scontato o difficile.
L'attenzione ai dettagli e ai suoni minimi riescono a far immaginare i momenti descritti con le note.
“Elevation” è forse il pezzo con più capacità comunicativa, nessuna parola, solamente suoni che riescono a descrivere l'attimo.
Meravigliosa dimostrazione di come la musica possegga la sua voce, senza bisogno d'essere soffocata da parole che hanno la volontà di riempire quegli spazi che si crede siano lasciati vuoti.
Questo è uno di quegli album che amo definire “da ascoltare in cuffia”. Intenso, grandioso, da inglobare e far divenire parte di sé. Concluso l'ascolto ci si sente arricchiti.

Giada

VOTO: 4 / 5
 

DK METAL REVOLUTION: (link) (top)

Italian In Autumn released their debut album entitled Reborn late last year, seemingly out of the bliue (from my point of view at least). Personally, it has been the cause of some confusion, mostly because In Autumn call themselves Doom Metal. After actually listening to Reborn, I would instead call it a rather enjoyable Power Metal release (although not as 'epic' and filled with dragons as are sometimes the case). Whatever the genre is somewhat irrelevant since it is, as stated above, a good album. But who do I market it towards?

I can to some extent understand the Doom Metal tag: The songs are played in a slow, rhythmic tempo, the vocalist has a melancholic edge to him and so forth. Yet, they still include several solos and passages that I would expect to find within Power Metal. An interesting blend, to be sure. And I certainly like the result.

In total Reborn contains nine tracks, one of which is instrumental and a single is in their native Italian. And despite being a fairly new band (they officially formed in 2011), they have managed to prove themselves as musicians and will no doubt continue to do well within their chosen genre, whichever one it may be.

Interested, but confused? Then check out their song ”Mind and Beast” which can be found below, to your convenience.

Brian


VOTO: 58 / 100
 

IT HARDSOUND.IT: (link) (top)

Partono col piede giusto i vicentini In Autumn: gothic metal che fin dal monicker richiama i Lake Of tears di 'Forever Autumn', passando per i Sentenced di 'Amok' e 'Down', e gli Anathema fino ad 'Alternative 4'. Quindi potete ben capire che qui dentro troverete tanta atmosfera, melodia e malinconia, affiancate comunque alla giusta potenza ed a partiture, a volte, ai limiti del metal classico, il tutto orchestrato in modo tale da rendere l'ascolto fluido, piacevole e coinvolgente. Non saranno forse dei mostri di originalità ma, allo stesso tempo, non è scritto in nessun luogo che una band, per essere valida, debba per forza essere originale o innovativa. Di conseguenza ben vengano brani quali l'opener "Mind And Beast", "Draw On The Mirror", "Rust" e la multicolore "Reborn", brano che proprio non sa cosa significhi stare fermo, uno dei punti cardine del platter insieme a "Silent Watchers". Discorso a parte lo merita la personalizzazione di "Uno Sguardo Verso Il Cielo" de Le Orme (i puristi saranno già inorriditi, ma a noi poco ce ne cale), saggiamente riarrangiata e proposta secondo i canoni della band, così come ogni cover che si rispetti dovrebbe essere. Lavoro, in definitiva, foriero di interessanti sviluppi futuri e che ha la capacità di catturare fin da subito, sapendo al contempo scoprire spunti diversi ad ogni ascolto. Avanti così!

Jean Marc Valente


VOTO: 67 / 100
 

ITA METALLIZED.IT: (link) (top)

In a time when
The leaves were falling
Memories have been lost
The shadow swallowed your poor soul
I was driving and I traveled
Unknown paths
Shadows
Was everywhere
In the end, only light
Reborn


L'autunno è un periodo affascinante.
Simboleggia la decadenza e il venir lentamente meno della vita, tra foglie che appassiscono inesorabilmente e animali che vanno in letargo o terminano il loro ciclo vitale.
Le giornate sempre più brevi, l'oscurità che avanza, sembra quasi che ogni speranza abbandoni la natura per lasciarci lì da soli in un ambiente ostile.
Il ciclo della vita è però questo, non può esserci rinascita senza prima la morte e non può dunque esserci una primavera senza l'autunno.
La vita umana non fa nessuna eccezione: ci sono periodi oscuri dove tutto precipita più o meno velocemente, ma per fortuna sono seguiti anche da momenti di ripresa che spesso ci confortano dopo queste fasi tanto naturali quanto crudeli.

Reborn ci canta proprio di questo ciclo, di questa inevitabile alternanza di momenti luminosi e cupi che ci plasma e ci rende ciò che siamo.
Il primo vagito degli In Autumn, interessante band vicentina che si presenta sulle scene con un disco che mostra da subito una certa qualità e delle idee piuttosto chiare.
Il quintetto veneto infatti ci propone un riuscito mix di gothic/doom e post metal che mette in luce tutte le potenzialità del gruppo senza per questo risultare eccessivamente derivativo (nonostante la loro aperta affermazione di volersi ispirare a svariate band storiche).
Ma lasciamo da parte i paragoni e le descrizioni per sommi capi e vediamo più da vicino cosa andrete a trovare in questo Reborn.

Sarà un'apertura classica ma il lavoro che per primo si fa prepotentemente strada tra i nostri padiglioni auricolari è quello delle due asce di Cristian Barocco e Paolo Marasca, autori di una prova estremamente solida e praticamente fondamentale ai fini del sound della band.
Dalle casse emergono chiaramente ritmiche di matrice heavy/doom che, con una distorsione calda e graffiante, fungono da perfetto scheletro per le canzoni, che vengono così costruite su un riffing piuttosto originale e vario che combina anche gli immancabili arpeggi che contraddistinguono da sempre il genere a momenti in palm muting e addirittura in tremolo picking (Silent Watchers). Non mancano poi momenti solisti piuttosto riusciti e sezioni in clean che vanno a completare il quadro, a volte in modo più decontestualizzato (come il passaggio danzereccio in tre quarti in Mind and Beast), e più spesso in maniera amalgamata e soave, con momenti che allargano le atmosfere grazie ad un sapiente uso dei delay.
La sezione ritmica ha il suo bel da fare per mantenere alta la tensione, e ci riesce sia con una prova convincente del batterista Marco "Cuzzo" Liotto, che non propone forse giri dal tasso tecnico particolarmente elevato, ma porta avanti il resto del gruppo come un affidabile motore, proponendo comunque le giuste variazioni nei filler e dimostrando così di non essere lì solo per accompagnare (la prova di ciò si può trovare nella cattivissima interpretazione di Silent Watchers).
Enorme il contributo del bassista Diego Polato, che con il suo suono profondo e rotondo, si fa sentire in qualunque momento, sia come giusto riempitivo nei momenti più lineari delle chitarre (da cui riesce comunque spesso a staccarsi), sia proponendo delle linee più complesse ogni volta che gliene si presenta la possibilità.
Cristian Barocco si è anche occupato dei synth, non certamente uno degli strumenti in primo piano nell'economia del sound degli In Autumn, ma che ha sicuramente contribuito ad ampliare le atmosfere nei momenti più “scarichi” come la strumentale Elevation.
Dietro il microfono Alessandro Barci si dimostra autore di una buona prova, con un cantato a tonalità medio basse caratterizzato da un timbro ruvido ma che viene ben valorizzato con un interpretazione decisamente sentita, aiutata in certi passaggi dall'overdubbing che gli permette di armonizzarsi con se stesso creando dei contro-canti piuttosto complessi, nell'insieme mi pare più performante a tonalità meno alte, ma la prestazione complessiva è convincente, anche in italiano, mentre si cimenta con la cover de Le Orme Uno Sguardo Verso Il Cielo.

Un importante punto di forza che si può solo constatare, ed è una cosa che mi fa sempre molto piacere quando si parla di band italiane che registrano nel nostro paese, riguarda la produzione: bilanciata, pulita, potente, equalizzata in maniera impeccabile (tutti gli strumenti si sentono a meraviglia) ed affatto anonima nella scelta e nella rese delle timbriche dei vari strumenti. A voler cercare il pelo nell'uovo si nota una differenza -più marcata rispetto alla media- nella resa tra impianti e cuffie di diverse qualità, segno forse di un mastering perfettibile (ma comunque più che adeguato); ad ogni modo ascoltarlo su un buon impianto è davvero piacevole.

Che dire per concludere?
Un buon disco di una band che se continua su questa strada avrà certamente un bel futuro, forse un po' in salita vista la nicchia in cui si stanno inserendo ma si tratta comunque di un nome che gli appassionati dovrebbero tenere d'occhio.
Non si tratta certamente di un disco che si assimila in tempi brevi, la band poteva forse osare ulteriormente nell'implementazione della componente post, magari utilizzando gli effetti in maniera più marcata (senza necessariamente che la cosa andasse a discapito di una certa attitudine heavy), e sono certo che Alessandro Barci abbia ancora ampi margini di miglioramento nell'approccio alle linee vocali, buone ma forse migliorabili in certi passaggi, come se non “esplodessero” quanto ci aspetteremmo.
Si tratta comunque di inezie di fronte ad un'opera che merita senza dubbio di essere supportata.
Se siete amanti del genere date un ascolto agli In Autumn, non ve ne pentirete.

Gianluca Leone "Room 101"

VOTO: 79 / 100
 

ITA METALWAVE: (link) (top)

Debutto discografico direttamente con il full length chiamato “Reborn” per questi vicentini In Autumn, che condensano 8 tracce più intermezzo in circa 53 minuti di una musica che già dal promo pack non è tanto chiara in quanto a definizione, visto che la loro pagina su metal archives parla di Doom/Post Metal, nel mio promo pack si parla di Melodic Death/doom e su internet le definizioni fioccano sbizzarrite in tutti i tipi e in tutte le salse. Personalmente, definirei questi In Autumn come Prog, più o meno. Sì perché “Reborn” punta tutto sulla carta dell’originalità: davanti a un andamento medio e melodico, che potrebbe far pensare al gothic per il mood triste delle composizioni, si alternano strutture aperte delle canzoni, riffs stile Gothenburg presenti qua e là, una voce costantemente pulita ma non depressa, e sporadici rallentamenti, tipo quello della title track. Eppure, nonostante questo, “Reborn” perlopiù fallisce il bersaglio, secondo me. Gli In autumn infatti a mio avviso mostrano molte influenze nella loro musica, ma non le canalizzano bene. Sembrano quasi messe casualmente come l’inutile blastbeat nel ritornello di “Silent Watchers” e spesso cozzano tra loro facendo degli attriti tremendi, come nella già citata title track, dove un buon mood doom all’inizio viene rovinato da quei riffs svedesi che non c’entrano secondo me, rivelando uno dei più gravi difetti di questo disco: parti scollegate e canzoni che, a sentirle e risentirle, sembrano un mucchio di brani con influenze disparate, ma che a ben vedere non mi comunicano niente e che sembrano non portare i brani da nessuna parte. Praticamente, i brani vanno avanti per la loro durata, ma i troppi cambi d’atmosfera e di tempi di batteria disorientano e mi fanno perdere il filo logico, facendoli finire quando non è necessario o facendoli continuare quando in realtà potevano fermarsi.
L’altro difetto dell’album, paradossalmente, è dato dall’originalità. Per qual motivo collegare influenze disparate, se poi i riffs proposti sono banali, soprattutto quando deve entrare la solista? “Draw on the mirror”, nel ritornello dove la solista accompagna la voce, è un esempio di questo, e gli assoli banali si sentono anche in “The thin line” e in “uno sguardo verso il cielo”, dove i fraseggi non mi convincono. Solo il cantante cerca di metterci una pezza, con una prestazione interessante, ma da solo non può certo salvare la baracca e anche lui, per cercare di tener vivo l’interesse, finisce solo per dare troppe idee a un cd secondo me confuso. Eloquenti sono ad esempio alcune linee vocali di “Mind and beast” e quelle di “uno sguardo verso il cielo”, dove addirittura per me il mood creato dalla voce è paragonabile a quello dei Negramaro. So che è pazzesco, ma per me è così. E tutto tacendo su composizioni perlopiù troppo lunghe, la cui sostanza è annacquata e i brani sembrano trascinarsi.
Insomma: che avevano in mente gli In Autumn? Una roba Gothic rock/metal tipo Sentenced, come a volte sembra? Un disco post metal? Un disco principalmente prog con varie influenze? Una strana versione di Melodic Death/doom? Francamente non l’ho capito. A grandi linee se apprezzate l’eclettismo del post metal e se prediligete composizioni aperte e riluttanti alla tipica forma canzone, provate a dare un ascolto agli In Autumn, ma se devo essere sincero non lo consiglio particolarmente. Trovo che questo cd sia come un piatto con troppi condimenti messi là senza cognizione di causa. Il giudizio finale descrive una band non inutile, ma il cui cd per me è immaturo

Snarl

VOTO: 57 / 100